Giornata della Terra: la sostenibilità passa dalla zootecnia

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Ogni 22 aprile, la Giornata della Terra riporta l’attenzione sul futuro del pianeta e su ciò che lo sostiene. Ma quando il tema è il cibo, il confronto si riduce spesso a slogan. L’allevamento finisce così nel mirino, considerato un problema da ridurre o cancellare. La realtà, però, è ben più complessa e in continua evoluzione.

Il settore sta evolvendo rapidamente. Tra economia circolare, innovazione e gestione sempre più efficiente delle risorse, l’allevamento gioca un ruolo chiave nella costruzione di sistemi alimentari resilienti, in un mondo sempre più complesso e in rapido cambiamento.

Nutrire di più, nutrire meglio

Con la popolazione globale destinata a raggiungere i 9,7 miliardi entro il 2050, la sfida non è solo produrre più cibo, ma farlo in modo efficiente e inclusivo.

Eppure il dibattito pubblico semplifica, concentrandosi solo sull’impatto ambientale e ignorando sistemi produttivi, contesti locali e valore nutrizionale. La sostenibilità non è un numero: è una visione che unisce efficienza, innovazione e salute.

Non solo cibo

Il settore zootecnico offre molto più di quanto venga spesso riconosciuto. Contribuisce alla sicurezza alimentare fornendo prodotti ad alta densità nutrizionale, elementi fondamentali di una dieta equilibrata: le proteine animali supportano la crescita, la rigenerazione cellulare, il metabolismo energetico e la funzione immunitaria. Inoltre, sono essenziali per il mantenimento di ossa e muscoli forti, per la fertilità e per il corretto sviluppo cognitivo.

Allo stesso tempo, i sistemi zootecnici sostengono le economie rurali, preservano le tradizioni agricole e permettono l’utilizzo produttivo di terre che altrimenti rimarrebbero marginali. Questo valore più ampio raramente è al centro del dibattito, ma è essenziale per la costruzione di sistemi alimentari resilienti.

Verso un modello circolare

Il vero cambiamento è già in atto. I moderni sistemi zootecnici stanno progressivamente passando da modelli lineari a modelli circolari.

L’allevamento svolge un ruolo chiave nella bioeconomia circolare, trasformando biomassa non edibile in prodotti ad alto valore: alimenti di origine animale, fertilizzanti organici ed energia rinnovabile. In questo modo, questi sistemi possono ridurre la competizione tra alimentazione animale e alimentazione umana, sostenere la salute del suolo e contribuire alla chiusura dei cicli dei nutrienti. Se ben organizzati, tali processi possono favorire sistemi agricoli più efficienti e resilienti.

Le pratiche zootecniche rigenerative rafforzano ulteriormente questo approccio. Quando i pascoli sono gestiti correttamente, possono migliorare la struttura del suolo, aumentare la biodiversità e favorire lo stoccaggio del carbonio. In queste condizioni, i pascoli diventano veri e propri “pozzi di carbonio”, mentre un suolo più sano trattiene meglio l’acqua e rende gli ecosistemi più resilienti. Tuttavia, i risultati variano in base alle condizioni locali e alle modalità di gestione, rendendo la corretta implementazione un fattore decisivo.

L’agricoltura zootecnica digitale sta accelerando questa transizione. Grazie a sensori basati sull’intelligenza artificiale e ai dati in tempo reale, gli allevatori possono monitorare la salute degli animali, ottimizzare le strategie di alimentazione e gestire meglio le emissioni. Questo consente decisioni basate sui dati, migliorando la produttività, riducendo l’impatto ambientale e sostenendo il benessere animale.

Un sistema a spreco zero

Le filiere zootecniche offrono un esempio concreto di economia circolare. Quasi il 99% di ogni animale viene utilizzato, andando ben oltre la sola carne. I sottoprodotti diventano materie prime per settori come biomedicina, farmaceutica, concia e cosmetica. In questo modo, si riducono gli sprechi e si dimostra come efficienza e innovazione possano andare di pari passo.

Oltre le semplificazioni

Il rischio non è l’inazione, ma la semplificazione eccessiva. Le narrazioni basate unicamente sulla riduzione di carne trascurano sia i progressi già compiuti sia il potenziale futuro.

La Giornata della Terra non dovrebbe essere una questione di schieramenti, ma un’occasione per elevare il livello del dibattito.

La vera domanda non è più se l’allevamento abbia un ruolo nei sistemi alimentari resilienti, ma fino a che punto possa contribuire a trasformarli.

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